Iniziative

Servizi Sociali 2.0

Organizzazione. Tecnologie. Comunità.
Venerdì 2 ottobre 2026, nella nostra sede di Via Petroni 9 a Bologna.

CO35

L’incontro

L’incontro, pensato per addetti ai lavori, partiva da un’idea: con la frammentazione delle risorse, il turnover, la carenza di profili amministrativi e specialistici, le difficoltà a garantire i LEPS nei piccoli Ambiti e nelle aree interne, nei prossimi mesi gli enti locali e gli Uffici di Piano dovranno affrontare una domanda sociale in crescita con strutture organizzative che spesso non sono adeguate. A questo punto la domanda non è se il welfare territoriale cambierà, ma se il cambiamento sarà governato o subìto.

Da qui un pomeriggio di confronto tra chi amministra, chi programma e chi produce innovazione, per capire quali condizioni organizzative, quali competenze e quali tecnologie servono perché i servizi sociali arrivino attrezzati al welfare di prossima generazione.

L’incontro è stato organizzato in collaborazione con Synergia.

Illustrazione della locandina di Servizi Sociali 2.0: persone che camminano tra gli edifici di una città

Il programma

  • 16:00–16:15 Apertura e coordinamento
    Simone Rossi, C.O. Gruppo
  • 16:15–16:35 Inquadramento: lo scenario e lo stato delle riforme
    Emilio Gregori, Synergia
  • 16:35–16:55 Il livello regionale
    Lara Fiorentini, Regione Liguria
  • 16:55–17:55 Le voci dal territorio: come stiamo reagendo
    Germana Corradini, Comune di Reggio Emilia
    Enrico Giraudo, ATS Consorzio Monviso Solidale
    Meri Sgrilli e Marta Cesaroni, ATS 21 San Benedetto del Tronto
  • 17:55–18:25 Gli strumenti: digitalizzazione, dati e intelligenza artificiale
    Andrea Baccarani, Comune di Sassuolo
    Giovanni Viganò, Synergia
  • 18:25–19:05 Tavola rotonda e discussione con i partecipanti
    Coordina Simone Rossi, C.O. Gruppo
  • 19:05–19:30 Il terzo settore, parte integrante del welfare di comunità
    Testimonianza di una cooperativa sociale del territorio

Cosa è emerso

Nel pomeriggio è emerso un quadro abbastanza netto. Gli Ambiti territoriali sociali oggi fanno molto più di quello per cui erano nati, con strutture che non sono cresciute allo stesso ritmo. Le risposte che funzionano partono quasi sempre da cose poco appariscenti, come dati in ordine, ruoli chiari e procedure scritte. La tecnologia viene dopo, e rende di più quando trova questo lavoro già fatto.

Più compiti, stesse strutture

Gli Ambiti sono passati dalla programmazione dei fondi a compiti molto più ampi: garantire i LEPS, gestire gare associate, rendicontare, lavorare con la sanità, coprogettare con il Terzo settore, monitorare e valutare. Intanto sono arrivate risorse nazionali, regionali, europee e del PNRR da programmare per conto di più Comuni. In un Ambito dell’hinterland milanese il bilancio associato è più che raddoppiato in tre anni, e ha continuato a crescere. Molti Uffici di Piano gestiscono bilanci di questo peso con organici ridotti.

Poi c’è la differenza tra un progetto e un servizio. Un progetto vive di finanziamento, attività e rendicontazione; un LEPS è un diritto, e un diritto ha bisogno di un servizio stabile nel tempo. Con la fine del PNRR molti Ambiti dovranno trovare risorse e assetti per dare continuità a quello che hanno avviato. Conta anche la forma della gestione associata. Con la convenzione, costi e responsabilità organizzative restano in buona parte sul Comune capofila; consorzi e aziende speciali, che hanno personalità giuridica, rendono più espliciti ruoli e strutture e tengono la gestione professionale più distinta dalle scelte politiche sull’accesso a contributi e servizi. Resta aperta la domanda più difficile: come garantire gli stessi livelli essenziali in Ambiti con capacità amministrative così diverse, da quelli con strutture dedicate a quelli che si dividono il personale tra Comuni.

La memoria degli uffici sta nelle persone

Molti Uffici di Piano non hanno protocolli scritti. Le attività si ricostruiscono guardando cosa si è fatto l’anno prima, e quando una persona se ne va si perdono pezzi di rendicontazione e di memoria. I dati sono sparsi tra computer personali, fogli Excel, documenti Word e piattaforme nazionali, regionali e comunali, e finiscono per servire quasi solo agli adempimenti.

Mancano soprattutto due tipi di competenze: figure amministrative e finanziarie capaci di dialogare con ministeri e regioni, e persone in grado di leggere i dati. Oggi le risorse vengono spesso divise per percentuali di popolazione, senza sapere quanto siano gravi i bisogni di anziani, minori e persone con disabilità. Dalla Liguria arriva l’indicazione di Uffici di Piano con elevate qualificazioni per le diverse aree e una direzione sociale di livello dirigenziale, anche perché carriere più chiare aiutano a trattenere chi il lavoro lo sa fare. A Reggio Emilia una bacheca intranet raccoglie procedure, moduli, modalità di attivazione e materiali formativi, e aiuta anche chi è appena entrato in servizio.

Prima l’ordine, poi l’intelligenza artificiale

Dal confronto è uscita una sequenza chiara: mettere in ordine dati e archivi, definire ruoli e procedure, e solo dopo digitalizzare, automatizzare e usare l’intelligenza artificiale. Chi parte dalla fine rischia di automatizzare la disorganizzazione.

La cartella sociale informatizzata è il banco di prova. In Liguria la considerano lo strumento per rendere omogenei i sistemi degli Ambiti e accompagnare il percorso dal primo accesso alla presa in carico, preparando l’integrazione con sanità e lavoro. Reggio Emilia sta studiando una cartella socio-sanitaria integrata, con informazioni sanitarie, sociali, economiche e familiari nella stessa cornice, e usa una reportistica che lega servizi, fondi dell’Ufficio di Piano e dati demografici per vedere come cambiano i bisogni. L’ATS 21 di San Benedetto del Tronto mostra l’altra faccia: tre sistemi diversi in dieci anni, ogni volta con nuova formazione e il rischio di perdere dati, e una cartella che il carico di lavoro porta a compilare soprattutto per raggiungere gli obiettivi dei finanziamenti.

Il welfare di comunità passa dai quartieri e dai borghi

A Reggio Emilia, un Ambito di circa 230.000 abitanti, i tavoli di quartiere riuniscono professionisti dei servizi, Terzo settore, volontariato e cittadini per leggere i bisogni e progettare le risposte. Collegano la scala del quartiere alla programmazione dell’Ufficio di Piano e hanno contribuito alle coprogettazioni per le Case della Comunità.

L’ATS 21 tiene insieme dodici Comuni e circa 100.000 abitanti, tra centri costieri molto popolati e borghi interni che si spopolano e invecchiano. Ha assistenti sociali in tutti i Comuni e referenti per le diverse politiche, e grazie alla gestione associata anche i Comuni piccoli hanno personale, metodi e servizi che da soli non potrebbero permettersi. Il progetto sulla non autosufficienza, coprogettato con cooperative e associazioni per anziani, persone con demenza e le loro famiglie, ha avuto una partecipazione tale da essere ripetuto e rifinanziato. Con il festival “Intrecci: Borghi, Saperi e Sapori” e la mostra “Rumore” sulla collezione Raffaella Carrà l’Ambito ha coinvolto la cittadinanza attraverso la cultura e la convivialità, senza chiedere a nessuno di presentarsi con una fragilità. Per noi è stata l’idea più interessante del pomeriggio: il servizio si fa trovare dentro la vita del paese, nei posti dove le persone vanno già.

Cosa ci portiamo a casa

Le domande che restano aperte sono una buona agenda per i prossimi anni. Quali assetti rendono sostenibili nel tempo le funzioni degli Ambiti? Quali professionalità servono accanto a quelle sociali? Quali dati, sistemi e tecnologie riducono il lavoro ripetitivo e aiutano a decidere meglio?

Da Reggio Emilia è arrivata un’indicazione in più. Con finanziamenti che arrivano e scadono di continuo, la programmazione va aggiornata ogni volta: lì hanno avviato un percorso sui futuri possibili con più di cento soggetti, tra servizi, cultura, sport, commercio, imprese e le persone che ricevono gli interventi.

Sono domande che ritroviamo ogni volta che lavoriamo con Unioni e Ambiti sulla gestione associata del sociale.

Risorse

PDF · 1,4 MB

Locandina e programma

La locandina dell’incontro, con il programma completo, gli orari e i relatori.

Scarica Locandina e programma (PDF, 1,4 MB)

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