|
|
 |
 |
|
 |
 |
 |
 |
 |
| Titolo |
| Il sistema organizzativo
della giustizia civile in Italia: caratteristiche
e prospettive |
 |
| Autore |
Casa Editrice |
| Stefano Zan |
Pendragon |
 |
| Luogo |
Anno |
| Bologna |
2006 |
Breve presentazione
L'articolo circoscrive ed esamina i principali problemi
organizzativi del sistema giudiziario civile italiano,
proponendo di analizzarli (e poi di affrontarli) attraverso
una filosofia di management interdisciplinare e de- centralizzata.
A partire della rivisitazione di concetti quali quelli
di "loosely coupling" e "professione",
l'autore descrive l'insieme dei Tribunali civili italiani
come un sistema debolmente legato, caratterizzato cioè
dai seguenti tratti: l'unità organizzativa di base
(il singolo giudice) si trova in situazione di limitatissima
interdipendenza tecnologica e gerarchica nei confronti
delle altre unità, mentre è elevatissimo
il suo grado di autonomia funzionale; il comportamento
del sistema è marcato a tutti i livelli da una
forte attitudine al localismo ed all'auto- determinazione;
i criteri di allocazione delle risorse organizzative tendono
ad essere scarsamente razionali.
Di conseguenza, argomenta ancora Zan, nell'affrontare
le problematiche di innovazione degli uffici giudiziari
è necessario abbandonare gli approcci centralistici
classici- basati spesso sulla mera introduzione di nuove
norme- a favore di approcci che assumano la "loosely-
coupledness" del sistema come carattere fondamentale.
Da qui, una maggiore attenzione per le dimensioni soft
di integrazione e per la sperimentalità ed incrementalità
degli interventi. Da qui, ancora, la valorizzazione dell'autonomia
(e responsabilità) dei singoli professionisti;
l'accento sulla creazione di comunità di pratica
locali; la promozione di forme di dialogo e networking
con altre pubbliche amministrazioni e con i cittadini.
|
|
 |
 |
|
|