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| Titolo |
| Le ICT e le Corti: una relazione paradossale? |
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| Anno |
| 09/2003 |
Se Meyer e Rowan scrivessero oggi il loro articolo sull'isomorfismo
organizzativo e gli imperativi sociali, probabilmente troverebbero
nelle "nuove tecnologie" e nell'informatica degli
esempi ottimali. E' infatti vero che le ICT ed il digitale
migliorano- in alcuni casi almeno- la qualità e l'efficienza
del lavoro e dei risultati; ma è altrettanto vero
che essi costituiscono una sorta di mito sociale, al quale
le organizzazioni pubbliche e quelle private sono tenute
ad adattarsi per non essere etichettate come "vecchie" e
rischiare di perdere in legittimazione sociale.
Nei Tribunali- ed in generale nelle organizzazioni a carattere fortemente istituzionalizzato-
l'introduzione delle ICT rischia però di generare un curioso paradosso.
Tale paradosso è legato alla dialettica tra logica (e pratiche) digitali
e logica (pratiche) istituzionali: i valori e le pratiche collegate alle nuove
tecnologie tendono infatti a mettere in discussione proprio quelle pre-condizioni
istituzionali (separatezza, non confrontabilità, opacità) che facilitano
l'adozione dei miti ambientali e rendono possibile la riproduzione dell'istituzione.
Da una parte abbiamo la logica dell'informatica. Essa rende più semplici,
grazie alla codifica discreta e alla facilità di trasferimento delle informazioni,
le attività di classificazione e misurazione, e propone agli attori modelli
di azione improntati alla sinteticità ed alla trasparenza. A livello di
pratiche di lavoro, la "logica informatica" negli uffici giudiziari
si esplica nella creazione ed uso di standard con cui svolgere i compiti e nella
possibilità di costante valutazione/validazione delle prestazioni locali
attraverso statistiche gestionali informatizzate. La logica informatica consente
anche una più efficiente sistematizzazione dei dati: attraverso la discretizzazione,
performances e modi-di-fare-le-cose propri dei diversi uffici possono essere
meglio raffrontati, e le occorrenze più valide possono essere assunte
a modello (buone pratiche).
Dall'altra parte abbiamo la logica degli uffici giudiziari. All'interno di queste
strutture troviamo diversi tratti distintivi dell'idealtipo istituzionale: un
livello elevatissimo di separazione tra le sotto-unità, tendenziale assenza
di confronto tra prassi, ipertrofia della dimensione ritualistica e accentuata
opacità organizzativa. Nel caso in esame, inoltre, la scissione tra dimensione
pragmatica e dimensione adempimentale/cerimoniale è ulteriormente alimentata
da fattori come l'"esotericità" del vocabolario giuridico, la
complessità del tessuto normativo e procedurale interno e la centralità stessa
del concetto di "interpretazione" per il lavoro di giudici ed avvocati.
Le ricerche effettuate confermano che per la maggior parte dei giudici, cancellieri
ed avvocati intervistati le uniche attività professionali veramente rilevanti
sono quelle di interrogazione ed interpretazione di norme ambigue e di esecuzione
in punta di diritto di procedure complesse ed intricate, svolte in modo generalmente
individuale e scarsamente socializzate. Contrappunto naturale di questa attitudine
individualistica è il fenomeno dell'"atomizzazione delle prassi",
per cui le pratiche di lavoro variano considerevolmente non solo tra Tribunali
diversi ma, spesso, anche a livello di sotto-unità di un singolo Tribunale.
Né va sottovalutato il fatto che, dall'opacità e dalla gestione
discrezionale dell'ambiguità, molti degli attori ricavano il proprio potere
nei confronti dei soggetti terzi, come illustrato ampiamente dalla "variabilità" degli
atteggiamenti di molti Cancellieri nei confronti degli avvocati.
La logica e le pratiche caratteristiche dell'informatica sembrano così stare
in una relazione paradossale con le omologhe prassi e logiche del giudiziario.
Le ICT approdano alle Corti italiane con la forza di un mito istituzionale ma,
se adottate uniformemente, renderebbero evidenti le discrasie tra funzionamento
concreto e dinamiche istituzionali, minacciando gli assetti di potere esistenti
ed inficiando magari la possibilità di ulteriori processi di isomorfismo.
Per queste ragioni, la qui descritta è probabilmente destinata a giocare
un ruolo fondamentale rispetto ai processi di adozione delle nuove tecnologie
all'interno degli uffici giudiziari, ed offre più in generale interessanti
spunti sulla relazione tra istituzioni e processi di innovazione.
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