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| Titolo |
| Perché sono importanti le ICT
e la comunicazione organizzativa |
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| Anno |
| 05/2004 |
Perché la comunicazione organizzativa e le nuove tecnologie
sono oggi ritenute così importanti? In fondo, sostengono
alcuni, la "comunicazione" è da sempre una
componente importante per il buon funzionamento di qualsiasi
organizzazione, e le stesse tecnologie di informazione e
comunicazione- che pure apportano spesso mutamenti quantitativi
nella gestione dei dati (maggiore velocità, efficienza,
pervasività)- non sempre cambiano qualitativamente
l'agire organizzativo.
E tuttavia, alcune evidenze empiriche consentono di ipotizzare per la funzione
di comunicazione- e per le correlate tecnologie e configurazioni- un ruolo diverso
e ben più profondo. Questo perché, a fronte di ambienti crescentemente
instabili, l'asset più strategico per qualsiasi struttura- quelle produttive
come quelle di servizio- non risiede più nella loro capacità di
combinare in modo efficiente capacità e risorse per la produzione, bensì nella
loro capacità di crearsi e mantenersi un contesto (un mercato più una
percezione di rilevanza sociale) per i beni e servizi prodotti. A fronte di mercati
altamente instabili e di pratiche di cittadinanza e consumo sempre più differenziate,
tendono ad affermarsi le organizzazioni dotate di più elevata adattabilità,
quelle cioè capaci di percepire in modo rapido i caratteri dell'ambiente
e soprattutto di ri-modulare concordemente la propria combinazione produttiva.
Le ICT e la comunicazione costituiscono il perno centrale sia a livello di "produzione
di contesto" che di "adattabilità". Esse consentono di
provare ad indirizzare le abitudini di consumo, di mantenere profili dei consumatori
e record delle transazioni, di scambiare informazioni ed esperienze, di "annusare" in
tempo reale gli umori ed i desideri degli interlocutori. Possono essere usate
per inventare nuovi servizi, per supportare e monitorare l'esternalizzazione
o la de-localizzazione di dati segmenti di attività, per ri-modellare
i processi tradizionali in modo da garantirsi maggiore adattabilità. Garantiscono,
nelle parole di Kallinikos (2003) il "contesto di transattività elettronica" che
le organizzazioni devono saper abitare e valorizzare al meglio.
(Anche) per effetto delle ICT, quindi, sembra maturare in modo definitivo la
separazione tra le funzioni di produzione e quelle- sempre più strategiche-
di comunicazione/coordinamento. Le prime possono essere sub-appaltate, "sussidiarizzate",
in alcuni casi financo de-localizzate anche grazie alle infrastrutture di rete.
Le seconde, sempre più rilevanti e presidiate, hanno il compito decisivo
di garantire all'organizzazione la capacità di rispondere tempestivamente
alle sollecitazioni di un ambiente instabile e ri-modellare conseguentemente
i propri processi interni. La processazione delle informazioni a disposizione,
l'assunzione di decisioni ed il trasferimento di messaggi garantiscono sempre
di più le premesse comunicative su cui basare l'utilizzazione delle risorse
ed il consumo di beni e servizi
Dal punto di vista organizzativo, tuttavia, questo cambiamento si scontra con
almeno due ordini di problemi. Sul piano culturale, esso mette alla prova l'incapacità addestrata
dei membri dell'organizzazione, ai quali viene richiesto di:
modificare in modo sostantivo le proprie attitudini nei confronti dell'ambiente
esterno
far circolare internamente l'informazione
essere costantemente pronti a mettere in discussione e ri-adattare i modi-di-fare
e modi-di-interpretare le situazioni organizzative
Sul piano strutturale, d'altra parte, l'assunzione di centralità delle
reti di comunicazione mette in discussione i confini e le forme istituzionali
su cui le strutture burocratiche hanno poggiato nel corso dell'ultimo secolo.
Come cambiano i modi di influenza dell'organizzazione sul singolo? Come si trasformano
tipiche istituzioni moderne, come lo stato sociale, le nazioni, od i "contratti
nazionali di categoria"? E quali nuove istituzioni sono destinate a soppiantarle?
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