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Titolo
Metodi di consulenza e processi di unificazione ed associazione delle strutture comunali: alcune problematiche
Anno
12/2001

Il contesto di riferimento
Il panorama del governo locale italiano è notoriamente caratterizzato da un fenomeno di profonda frammentazione e dispersione strutturale: a fronte di un limitato numero di regioni e province corrispondono qualcosa come 8.103 comuni con l'80% di questi che governano un territorio con non più di 4000 abitanti. Il fenomeno non è specificatamente italiano, quasi tutti gli altri paesi europei si caratterizzano per un numero elevato di comuni (in Francia i comuni sono più di 20.000). Quello che caratterizza il contesto italiano è la centralità nel ruolo di governo, di tutela e di sviluppo che tali realtà istituzionali hanno avuto nel passato e soprattutto si prevede avranno sempre di più nel futuro come logica conseguenza delle recenti politiche di decentramento e di devolution. La dimensione di queste organizzazioni ovviamente incide non poco sulle loro reali capacità di governo del territorio; un piccolo comune nell'hinterland milanese ha gli stessi poteri e le stesse funzioni del comune di Milano senza avere le stesse risorse dal punto di vista quantitativo e qualitativo e le stesse capacità di acquisire e/o gestire le competenze tecniche necessarie per governare e sviluppare il proprio territorio di riferimento. Il dibattito sul ruolo e sulle funzione dei comuni "polvere" in Italia non ha mai prodotto alcun risultato essendo prevalente, allora come oggi, il principio della volontarietà nell'eventuale scelta di modificare il proprio assetto istituzionale. A differenza del passato oggi però di fronte ad crescente fenomeno di decentramento di funzioni e servizi statali e regionali, il problema della capacità di gestire ed erogare servizi con efficienza ed efficacia è diventato cruciale. Si associ a tali cambiamenti la constatazione che se fino a quindici anni fa i comuni erano quasi integralmente finanziati dallo stato italiano, oggi i contributi statali non incidono che per il 15% - 25% delle risorse necessarie, con la conseguenza che i comuni attraverso tariffe di servizio e tasse locali devono direttamente reperire le risorse economiche necessarie. In sostanza da un principio di irresponsabilità politica e di servizio si è passati ad una relazione diretta fra responsabilità e visibilità nell'utilizzo delle risorse e prelievo fiscale e tariffario. Azioni in grado di aumentare l'efficacia e l'efficienza nell'utilizzo di tali risorse sono diventate priorità politica e gestionale per tutti i comuni. Fatta salva l'opzione di aumentare tasse e costo dei servizi per i cittadini, le alternative per ottimizzare e qualificare l'utilizzo delle risorse per le piccole e piccolissime realtà comunali sono pochissime. Fra queste indiscutibilmente occorre ricordare i processi di associazione e di unificazione dei servizi pubblici fra comuni. Gli strumenti e le forme associative sono molteplici e si distinguono sostanzialmente per il livello di coinvolgimento politico - istituzionale. Si va da strumenti convenzionali o consortili ovvero forme di accordo e di organizzazione che incidono quasi esclusivamente a livello gestionale di servizio a strumenti quali le unioni comunali che oltre ad associare i servizi attivano nuove istituzioni pubbliche con potestà di rappresentanza ed azione politica per le funzioni delegate. Le unioni comunali rappresentano la soluzione potenzialmente più efficace per superare stabilmente i limiti strutturali dei piccoli comuni. Non è un caso che stato e regioni progressivamente con sempre maggiore intensità incentivino anche finanziariamente tali processi di associazione.

La metodologia di unificazione
A fronte del problema (e della soluzione) così espressi i processi associativi a livello comunale si sono caratterizzati per avere, fino ad ora seguito due classici percorsi progettuali e realizzativi: il primo di tipo top down, affida al consulente l'analisi e la progettazione della nuova struttura unificata. Il secondo, di tipo bottom up, assegna ai funzionari e direttori dei servizi comunali coinvolti l'analisi e la progettazione affidando ai consulenti esterni il presidio della metodologia di analisi, l'assistenza al processo di realizzazione e soprattutto il ruolo di tecnico super partes garante della correttezza tecnica del progetto. Le metodologie evidentemente non sono alternative, alcuni servizi possono essere portati in unione affidandosi ad un gruppo di progettazione locale mentre altri servizi possono essere analizzati e unificati direttamente dai consulenti. In linea di massima, la presenza di tecnici e gestori dei servizi pubblici interessati e professionalmente preparati (o comunque localmente accreditati) è il discrimine primo per adottare una soluzione piuttosto che un'altra. Anche il livello di "coesione" politica gioca un ruolo determinante nel processo di scelta della metodologia da adottare. A fronte di sindaci e consigli comunali con livello di adesione ed interesse al processo associativo diversi, un approccio bottom up che coinvolga fin dalla fase di analisi i direttori dei servizi da unificare comporta rischi progettuale elevati. Chiedere ad addetti comunali di impegnarsi per cambiare radicalmente modalità e contesto di lavoro nell'ottica di costruire una nuova organizzazione ed istituzione pubblica senza garantire adesione e copertura politica a monte, significa spesso ribaltare sui tavoli di lavoro tecnico dubbi ed incertezze che nulla hanno a che fare con la scelta organizzativa ed operativa oggetto primo di questi gruppi di lavoro. Oppure ancora si rischia di coinvolgere formalmente addetti che poi verranno sconfessati o ignorati nel processo di decisione finale sulla fase di implementazione.
Almeno a livello teorico sembra convenire un approccio di tipo prevalentemente top down, se non altro perché integralmente sotto il controllo del consulente stesso.Gli svantaggi di questa soluzione sono però noti: un lavoro di analisi, in genere oneroso e lungo, solo apparentemente sotto controllo del consulente, in realtà dipendente dai dati corretti o meno che le organizzazioni comunali mettono, o sono in grado di mettere, a disposizione dello staff di ricerca. Oltre a ciò è richiesto un lavoro di progettazione che prevede una competenza ampia essendo molteplici e molto diversi fra loro i servizi gestiti ed erogati a livello comunale: si va dall'asilo nido, alla vigilanza sul territorio, dal servizio di assistenza a portatori di handicap alla gestione (in appalto o meno) dei rifiuti, dell'acqua, del gas, della pulizia delle strade, del trasporto scolastico, della manutenzione del verde pubblico. Conoscere tecnologie, organizzazioni e normative inerenti tutte queste aree di intervento è possibile ma oneroso. Peraltro non considerarle o considerarle solo parzialmente permette la realizzazione di progetti di massima, generali, di macro organizzazione; progetti che rimandano comunque ad una fase di ulteriore definizione dei dettagli operativi in fase di prima implementazione. Ulteriore rischio dell'approccio top down è legato proprio alla sua caratteristica prima ovvero l'esclusione almeno a livello di scelta strategica di coloro, direttori ed addetti, che dovranno poi realizzare nel concreto i progetti elaborati dal team di consulenti. Questa esclusione, parziale o totale nella fase di analisi, può evidentemente comportare rischi successivi di rigetto, resistenza passiva, opposizione da chi nel concreto dovrà realizzare il cambiamento.
La scelta della metodologia è dunque il primo e cruciale compito a carico del consulente impegnato in un processo di unificazione dei servizi pubblici locali. Il successo dell'iniziativa dipende dall'esito di una pre-analisi che il team di consulenti deve effettuare prima di proporre la scelta metodologica.
Chi scrive, pur prendendo atto che con un team di intervento adeguato è spesso più sicuro e qualificato un progetto realizzato con una metodologia top down, privilegia l'approccio che coinvolge attivamente e fin da subito le risorse umane dei comuni interessati. Il motivo di tale opinione è dettato non solo dalle riserve teoriche sopra espresse tipiche di questo modello, ma anche dalle caratteristiche del contesto di azione ed in particolar modo dai suoi vincoli strutturali e progettuali.
Fra questi si ricorda che un intervento di unificazione di strutture pubbliche raramente contempla, con le dovute eccezioni, la possibilità di ridurre le risorse di personale globali impegnate nelle strutture comunali. Di conseguenza, gli esuberi di personale che si determinano dai processi di unificazione devono essere gestiti attraverso azioni di ricollocamento di personale da un servizio all'altro e di riqualificazione professionale. Questi interventi, in strutture così piccole e così "chiuse" come i comuni, sono percepite dai diretti interessati come penalizzazioni e bocciature professionali. In secondo luogo, si ricorda che il mercato del lavoro pubblico solo ora sta si sta timidamente flessibilizzando con la conseguenza che è più probabile dover intervenire sulle capacità e competenze del personale esistente che poter reperire i nuovi ruoli professionali dall'esterno. Logica conseguenza di quanto detto è la necessità di coinvolgere attivamente ed in forma trasparente il personale direzionale dei comuni oggetto di unificazione, supportandoli nel processo di cambiamento e di scelta e soprattutto definendo per loro nuovi scenari professionali e di servizio in grado di superare gran parte delle resistenza al cambiamento e di creare "partigiani" delle nuove soluzioni istituzionali ed organizzative.

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