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| Titolo |
| La competizione istituzionale |
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| Anno |
| 12/2001 |
Una delle trasformazioni più radicali che caratterizzano
i moderni sistemi politici è data da una nuova forma
di competizione che si affianca a quella più tradizionale
delle imprese all'interno dei mercati: la competizione tra
istituzioni e tra sistemi istituzionali. Nelle scienze sociali
sono considerate istituzioni tutti quei costrutti sociali
dotati di elevata capacità di persistenza e di valore
in sé e che in virtù della legittimazione di
cui godono ottengono sostegno e protezione da parte della
collettività. Possono essere ricomprese nell'ampia
famiglia delle istituzioni determinate norme di comportamento
sociale (ad esempio, il guidare tenendo la destra), molte
organizzazioni (come tutte le articolazioni dello stato,
ma anche soggetti privati come i partiti politici e certe
imprese), alcuni oggetti (la moneta o l'inno nazionale) e
perfino credenze e valori da cui discendono altri costrutti
sociali (se è indiscutibile che lo stato debba occuparsi
di istruzione avremo scuole ed università pubbliche,
se è indiscutibile che le imprese facciano formazione
per i dipendenti avremo fondi pubblici ad hoc, enti bilaterali,
agenzie specializzate, società di consulenza e così via).
Ciò che caratterizza in genere tutte le istituzioni è,
quasi per definizione, una grande chiusura al cambiamento
e la possibilità di continuare ad esistere a prescindere
dalla loro efficacia ed efficienza. Di conseguenza il mercato
(con le sue regole e le sue dinamiche) non è mai stato
un meccanismo di regolazione particolarmente rilevante per
il funzionamento delle istituzioni che in genere cambiano
significativamente solo in seguito a crisi profonde, sia
perché si adattano autonomamente a nuove credenze
sociali largamente diffuse, sia perché qualche ordine
superiore agisce in via imperativa. Ad esempio, se il mito
dell'efficienza aziendale ha il sopravvento su quello della
protezione delle funzioni pubbliche, le unità sanitarie
- assumendo la denominazione di "aziende" - si
garantiranno un altro lungo periodo di tranquillità e
di sostegno. Tuttavia, in questa fase storica delle democrazie
occidentali, molti fattori hanno concorso a minare la placida
continuità esistenziale di molte istituzioni che si
sono trovate costrette a competere tra loro per garantirsi
la sopravvivenza o, comunque, le risorse indispensabili (sia
economiche che di legittimazione).
In primo luogo, oggi l'economia - in una sorta di rivincita marxiana - determina
in misura molto maggiore rispetto al passato il funzionamento della politica
e dell'amministrazione: l'internazionalizzazione degli scambi commerciali, l'interdipendenza
dei mercati e la delocalizzazione produttiva hanno causato un tendenziale maggior
grado di apertura delle economie occidentali. Ciò modifica i termini della
competizione economica perché il vantaggio competitivo delle economie
industrializzate si sposta dai fattori produttivi tradizionali di tipo "hard"(come
il costo del lavoro) a fattori "soft" legati all'informazione ed alla
conoscenza: cambiano quindi le esternalità strategiche per l'impresa che
sarà indotta ad investire solo laddove trovi un ambiente istituzionale
in grado di generare un vantaggio competitivo. Come ci ricordano gli economisti,
la competizione tra imprese è diventata una competizione tra sistemi sociali
ed economici. Ecco dunque che molte istituzioni pubbliche, e soprattutto quelle
di carattere locale, per salvaguardare il livello di benessere economico sono
costrette ad agire lungo direttrici finora poco praticate al fine di rendere
il territorio attrattivo agli investitori in termini di infrastrutture, servizi,
ordine pubblico ed efficienza amministrativa.
In secondo luogo, tutte le democrazie industrializzate sono oggi alle prese con
livelli diversi - ma sempre allarmanti - di "crisi fiscale": molto
semplicemente non sono più in grado di elargire ai cittadini i livelli
di protezione e di welfare cui li hanno abituati in maniera incrementale dal
dopoguerra in poi. Anche per questo motivo in tutte le maggiori democrazie sono
iniziati dei profondi processi di riforma dell'organizzazione dello stato che
coinvolgono tanto le funzioni che deve o può espletare, quanto le modalità con
cui le gestisce: i processi di esternalizzazione al privato o di decentramento
interno ne sono un esempio. In tutti i paesi europei in un tempo storicamente
assai breve sono stati messi in discussione, e modificati anche profondamente,
assetti decennali relativi ai monopoli pubblici, alle aziende di stato, alle
concessioni, ai rapporti tra centro e periferia. Oggi un gran numero di istituzioni
sono state catapultate direttamente nel mercato o comunque sono costrette a competere
sui "mercati politici" per procurarsi le risorse che salvaguardino
la loro continuità: basti pensare, nel caso italiano, ai conflitti di
competenza oggi esplosi tra stato, regioni ed altri enti locali, conflitti fondati
essenzialmente sull'annessione di funzioni (e dunque di risorse economiche) e
che aumenteranno nel futuro più prossimo in coincidenza con la federalizzazione
in atto.
Un terzo fattore all'origine della competizione istituzionale è dato dall'indebolimento
o dalla permeabilità dei confini dello stato nazione. Le nostre democrazie
sono sempre più aperte non solo in quanto sistemi economici ma anche in
quanto sistemi politici e sociali. Il processo di rafforzamento dell'Unione Europea è anche
un grandioso scenario di competizione istituzionale tra culture dove gli elementi
della competizione sono alle volte insospettabili, se è vero che sembra
assai più difficile costruire l'integrazione ed uno standard comune europeo
su oggetti banali come le prese elettriche di quanto lo sia stato dotarsi di
una moneta unica. Eppure anche la più comune presa elettrica possiede
un rango ed una valenza simbolica e per un paese può assurgere a valore
in sé, cioè a qualcosa che diventa molto difficile od impossibile
negoziare politicamente. Ma al di là dell'edificio europeo le nostre società sono
sempre più multiculturali, ciò che implica nuovi ed ulteriori livelli
di competizione tra istituzioni sociali: le abitudini e le convenzioni, le credenze
ed i luoghi in cui sono praticate o da cui sono custodite, e così via.
In questo scenario è la comunità (territoriale, di status o, meno
spesso, di interesse o professionale) a svolgere il ruolo di protezione istituzionale,
sia preservando alcune istituzioni, sia costruendone di nuove. In questo modo
la frantumazione rompe ulteriormente la coesione sociale complessiva ed alimenta
nuova competizione tra istituzioni, decisamente uno dei fenomeni più caratteristici
del nostro tempo.
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