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| Titolo |
| Federalismi e miti |
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| Anno |
| 01/2002 |
Con il recente referendum confermativo si è dato il
massimo riconoscimento simbolico, addirittura costituzionalizzandolo,
al processo di "federalizzazione" in atto nel nostro
paese. E tuttavia soltanto ora - nelle necessariamente affollate "cabine
di regia" - si sta scoprendo come sia delicato e difficoltoso
il passaggio dagli slogan elettorali e dalle assunzioni aprioristicamente
ideologiche ad un assetto istituzionale ordinato ed efficace.
Infatti, da quando una nuova forza politica chiamata Lega
riuscì a sfruttare l'azzeramento della Democrazia
Cristiana ed una congiuntura economica particolarmente favorevole
alla bilancia dei pagamenti del Nordest italiano per imporre
il tema del localismo al centro del dibattito politico, il
federalismo (come slogan e come issue) ha costituito un meccanismo
di neutralizzazione del conflitto (più ancora che
di ricerca del consenso) semplicemente entrando di slancio
in tutti i programmi elettorali, di partito e di schieramento.
Ovviamente si è trattato di un federalismo "mitico" al
quale è stata assegnata ogni sorta di capacità taumaturgica
nei confronti di qualsiasi inefficienza statuale. Perfino
una voce autorevole come quella del presidente Ciampi non
ha potuto esimersi dall'invocare una riforma federale come "forma
più moderna di governo dello stato". Siccome
le percentuali di partecipazione al referendum dimostrano
che una buona parte dei cittadini italiani prende la cosa
assai sul serio, può essere utile cominciare ad analizzare
la questione adottando un punto di vista certo non consueto
nel dibattito politico: cosa è plausibilmente lecito
non aspettarsi dalla riforma federalista? Cioè, guardando
al funzionamento di altri assetti statali federali, cosa
possiamo presumere che non avverrà in Italia, anche
con una dose maggiore di federalismo? Uno sguardo all'estero
mostra con relativa facilità che il linguaggio politico
si è avvalso di troppi "miti". Eccone alcuni
esempi.
"Con il federalismo si sviluppano il senso civico e la partecipazione dei
cittadini": è falso, in quanto numerosissime ricerche dimostrano
come il senso civico e la partecipazione siano indipendenti dall'architettura
degli stati democratici. Ad esempio, gli standard di informazione e di capacità di
giudizio dei cittadini tedeschi sui loro governanti sono analoghi a quelli degli
italiani: alti a livello locale, mediocri a livello nazionale, minimi a livello
di regione o di land.
"Con il federalismo si neutralizzano i conflitti etnici, religiosi, linguistici
così come quelli tra centro e periferia": è falso. In paesi
dove i conflitti etnici e linguistici sono presenti (come Canada e Belgio) o
addirittura dirompenti (come in Spagna) i più elevati livelli di autonomia
locale non hanno risolto tali conflitti e non hanno azzerato i movimenti separatisti,
come in Quebec e nei Paesi Baschi. Sul conflitto politico - amministrativo tra
centro e periferia basti guardare alla Germania, dove la Corte Costituzionale
ha visto negli anni aumentare il contenzioso tra organi e livelli dello stato
al punto che è iniziato da qualche tempo un processo di "accentramento" di
alcune competenze prima assegnate ai lander.
"Il federalismo migliora l'efficienza dell'amministrazione dello stato":
se così fosse non si capirebbe perché la più antica democrazia
federale, gli Stati Uniti, abbia lanciato negli ultimi quindici anni poderose
ed ambiziose campagne contro gli sprechi, le inefficienze o le bizzarrie localistiche
della pubblica amministrazione, peraltro emerse in maniera clamorosa alle ultime
elezioni presidenziali. Al tempo stesso basti ricordare che la burocrazia più celebrata
per la sua efficienza, quella francese, è figlia di uno stato assolutamente
centralizzato…
"In fin dei conti il federalismo è un assetto più democratico":
purtroppo neanche questo è vero in maniera assoluta. Infatti una seconda
camera di rappresentanza territoriale (come il Senato negli USA) può creare
non poche sperequazioni: se negli USA c'è chi contesta che il voto del
senatore del Colorado valga quanto quello del rappresentante della California
(perché una testa in Colorado conta quanto cento e passa teste in California),
in Brasile i poteri attribuiti al Senato, in rapporto alla distribuzione ed alle
condizioni economiche della popolazione sul territorio, contribuiscono a renderlo
un regime ai confini della democrazia. Senza scordare che un'altra celebre dittatura,
ora in faticosa transizione, come il Messico è da sempre uno stato federale.
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