| Titolo |
| L'integrazione fra rappresentanza collettiva
e servizi individuali |
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| Anno |
| 03/1999 |
La rappresentanza degli interessi collettivi e la tutela
individuale costituiscono le due principali funzioni svolte
dalle associazioni di rappresentanza dei lavoratori e degli
imprenditori.
Dal punto vista degli associati il confine fra le due funzioni
non è ben distinto in quanto essi chiedono all'associazione
sia di contrattare condizioni favorevoli per la categoria,
sia di curarne l'applicazione nel loro caso specifico e di
tutelarli in caso di controversie. Ciò avviene nell'ambito
di una relazione fiduciaria che tende a durare nel tempo
(delega). Fin qui lo schema classico della relazione fra
rappresentanza e servizi.
In questi ultimi tempi è notevolmente cresciuto il
numero delle persone che incontrano il sindacato dal lato
dei servizi, cioè che esprimono una domanda di prestazioni
individuali al di fuori di un rapporto organico di rappresentanza
degli interessi.
Il movente esplicito, in questo caso, è generalmente
una domanda di assistenza (la domanda di pensione, la dichiarazione
dei redditi, un contenzioso con il datore di lavoro, la tutela
del consumatore o dell'inquilino ecc.) che si rivolge al
sindacato, a mio avviso, non solo perché costa meno,
ma anche perché si tende ad identificare nel sindacato
un punto di riferimento, un’organizzazione di cui potersi
fidare, perché dalla parte del cittadino.
Dietro alla domanda espressa in molti casi esiste una domanda
implicita di orientamento, consulenza e tutela ad ampio raggio
di fronte alla crescente complessità nei rapporti
con le amministrazioni pubbliche e con il cosiddetto mercato
globale.
Inoltre, una domanda individuale che si riproponga in modo
ricorrente può essere letta come la manifestazione
di un problema o bisogno collettivo, che sta all'associazione
cogliere, interpretare, organizzare, portare nelle sedi competenti
e ove necessario trasformare in una vertenza collettiva.
La domanda individuale può essere vista, quindi, come
un'opportunità per creare o rinsaldare il rapporto
associativo, cioè per passare da un rapporto utilitaristico
ad un rapporto di fiducia e in prospettiva di appartenenza.
Le organizzazioni sindacali incontrano difficoltà a
far emergere i bisogni impliciti, perché i servizi
associativi sono orientati più all’adempimento
burocratico che all'analisi della domanda e perché le
strutture di categoria sono orientate in prevalenza alla
contrattazione collettiva e demandano la risposta individuale
alle "strutture competenti" dell'associazione.
Il problema sta proprio nella separatezza che si è venuta
a creare fra le strutture deputate a svolgere da un lato
l'attività di rappresentanza e dall’altro l’attività di
servizio.
Fino a qualche tempo fa (e ancor oggi in qualche territorio
o categoria) le due funzioni venivano svolte entrambi dall’attivista
sindacale in una logica di solidarietà mutualistica.
La differenziazione strutturale fra le due funzioni è il
risultato dello sviluppo organizzativo e della specializzazione
richiesta per svolgere funzioni di crescente complessità.
La teoria dell’organizzazione insegna che ogni volta
che si specializzano ruoli e strutture si guadagna in competenza
ma si rischia di irrigidire il funzionamento organizzativo,
di diminuire la capacità di fare squadra e di apprendere
come organizzazione, se contemporaneamente non ci si sforza
di produrre integrazione, cioè di ricondurre ad un
risultato unitario per l’associato ciò che la
specializzazione tende a separare.
Rappresentanza e servizi devono essere viste innanzitutto
come componenti dell'offerta associativa, come funzioni di
strutture specializzate, che rinviano l'una all'altra a seconda
del punto dell’organizzazione in cui arriva la domanda.
L'associazione ha quindi il duplice compito di tradurre le
conquiste collettive in informazioni e benefici individuali;
di aggregare le domande individuali e trasformarle, ove ve
ne siano le condizioni, in vertenze collettive.
Ciò significa, da un lato, dare maggiore risalto alla
componente di servizio individuale dell’attività svolta
dalle categorie, dall’altro valorizzare le conoscenze
detenute dai servizi ai fini della formulazione delle strategie
contrattuali e della costruzione delle vertenze territoriali.
Questo può verificarsi solo a condizione che sia l’organizzazione
a ruotare intorno l'associato (e non viceversa) e alle sue
esigenze individuali e collettive, cioè che l’associato
venga posto al centro dell'azione organizzativa e costituisca
il principale movente dell’integrazione.
Alcuni meccanismi possono favorire questo processo:
1. la costruzione di un sistema informativo centrato sul ciclo di vita dell’associato,
in grado di ricomporre tutte le informazioni sui contatti che l’associato
ha avuto con le varie strutture;
2. la segmentazione della base associativa, ovvero la suddivisione degli associati
in gruppi omogenei per tipo di caratteristiche, esigenze, comportamenti;
3. l'offerta selettiva di vantaggi concreti a chi è associato rispetto
a chi non lo è, per rinsaldare il legame associativo e promuovere nuove
adesioni.
Nel sindacato questi tre meccanismi spesso non funzionano
compiutamente in quanto:
1. il sistema informativo è strutturato per categorie: quando l'iscritto
esce dalla categoria esce dall'orizzonte dell'organizzazione, salvo rientrare
di propria iniziativa in un altro punto; lo scambio di informazioni sugli associati
fra le strutture è scarso e sporadico, perché ciascuna di esse è centrata
in via esclusiva sui propri iscritti (i servizi sui propri utenti);
2. la segmentazione della base associativa avviene in relazione ad un criterio
istituzionale (la normativa contrattuale e sui servizi) e non in base all’analisi
della domanda e dei bisogni, con il risultato che l’offerta è standardizzata
(non personalizzata);
3. i vantaggi dell'iscritto sul non iscritto consistono in prevalenza in agevolazioni
tariffarie sulla singola prestazione (fisco, vertenze) o non esistono (patronato);
mentre è poco conosciuta e valorizzata la varietà dell’offerta
associativa complessiva che costituisce il vero vantaggio di essere associato.
Questa situazione denota la mancanza di comunicazione
e collaborazione fra le strutture di rappresentanza e di
servizio. Molte categorie, tendono a considerare gli iscritti
fatti dai servizi come associati di serie B e in genere
non si attivano per fare opera di fidelizzazione. D'altro
canto i servizi stentano ad assumere come priorità il
proselitismo, dati gli scarsi riconoscimenti che ottengono
all'interno dell'organizzazione (largamente inferiori a
quelli che ottengono dall'esterno).
L'integrazione fra rappresentanza e servizi, in quanto
componenti dell'offerta associativa, presuppone invece
che vi sia un reciproco riconoscimento di ruolo e la percezione
della reciproca convenienza della collaborazione e dello
scambio fra le strutture di categoria e di servizio.
Questo implica che da parte delle categorie l'offerta di
servizi sia meglio conosciuta e utilizzata come strumento
di promozione associativa nei luoghi di lavoro e nel territorio
(rete), da parte dei servizi sia riconosciuto all’associato
lo status di utente privilegiato non solo per le tariffe,
ma anche per le modalità di relazione e per la personalizzazione
del servizio.
L'organizzazione nel suo insieme va vista come sistema
di competenze attivabili in modo flessibile su domande
individuali e collettive, ricercando attivamente il nesso
fra di esse.
A questo scopo è necessario strutturare i rapporti
di collaborazione e scambio fra categorie e servizi esplicitandone
le convenienze reciproche e l'utilità complessiva
per il sistema organizzativo.
Questo presuppone la definizione delle regole dello scambio
interno e il potere di renderle effettive. A mio avviso
questo ruolo è proprio della struttura orizzontale,
quale garante dell'integrazione e dello sviluppo del sistema
organizzativo.
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