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Titolo
La centralità del territorio
Anno
01/2001

Premessa

Territorio è un termine ricorrente nel linguaggio sindacale. Presidiare il territorio, andare sul territorio sono locuzioni utilizzate come sinonimi di radicamento, visibilità, consenso diffuso.
Il territorio è visto come entità geo-politica da presidiare politicamente mediante una rete capillare di punti di presenza (zone, permanenze, recapiti).
Sotto il profilo organizzativo, il territorio è un ambito di norma provinciale (a volte sub-provinciale) al quale corrisponde una struttura, detta appunto territoriale, che si distingue dai livelli regionale e nazionale per essere in prima linea. Tutte le strutture sindacali hanno una struttura territoriale, o mirano ad averla, perchè è sinonimo di presenza organizzata, di personale e mezzi propri.
Fin qui l'uso del termine territorio, ma i significati ad essa sottesi sono molteplici a seconda del punto di osservazione e della fase storica.

Il territorio come fuori della fabbrica

Nella tradizione del sindacato operaio il territorio viene definito, in modo residuale, come fuori dalla fabbrica, intesa come luogo dei produttori.
Da un lato, il territorio viene visto in funzione di chi lavora nella fabbrica, come insieme di servizi volti a supportare chi si reca al lavoro: i trasporti, le mense, gli asili nido, ecc.
Dall'altro lato, l'intervento nel territorio si pone come estensione dell'azione sindacale dalle tradizionali materie contrattuali (salario, orario) a materie di interesse per l'intera collettività, a partire dai bisogni dei lavoratori delle fabbriche.
Questa strategia si basa sull'assunto che la classe operaia rappresenta l'interesse generale e svolge una funzione di avanguardia, cosciente della propria una funzione egemonica nella società.
A riprova della centralità della fabbrica troviamo l'azione rivendicativa in tema di sicurezza e ambiente, che normalmente resta circoscritta alle condizioni di lavoro e di salute dei lavoratori della fabbrica e assai raramente si spinge a considerare gli effetti che questa produce sulla salute della popolazione residente nel territorio, perchè questo vorrebbe dire rimettere in discussione la fabbrica stessa e i posti di lavoro.
Questa visione del territorio è propria del sindacato della grande fabbrica e, data l'egemonia esercitata dalle categorie dell'industria, viene estesa automaticamente a tutto il sindacato.

Il territorio come livello di contrattazione

Nelle aree e nei comparti in cui sono prevalenti la piccola e piccolissima impresa (come il Veneto), spesso con rapporti temporanei di lavoro (ad esempio l'edilizia), si afferma un'altra visione del territorio, molto diversa dalla precedente. Date le difficoltà di sindacalizzazione di queste aziende e di rapporto con questi lavoratori, il territorio si impone come livello di contrattazione con le associazioni di categoria del comparto. In questo caso si fa strada il modello del bilateralismo, in cui l'interlocutore contrattuale non è direttamente l'azienda, ma l'associazione datoriale a livello territoriale.
In questo caso, il lavoro dell'operatore sindacale in prevalenza si svolge sul territorio, nel senso che punta a costituire un punto di riferimento per i lavoratori del settore, che si rivolgono al sindacato individualmente o a piccoli gruppi per avere informazioni, per ottenere i loro diritti dal datore di lavoro e dallo Stato (es. l'indennità di disoccupazione). Da qui muove il tentativo del sindacato di entrare nelle piccole aziende per far applicare i contratti e promuovere l'accesso ai servizi degli enti bilaterali (visti come canale di promozione associativa).
In entrambi i casi finora considerati è dominate la visione del territorio come luogo dei produttori, siano essi lavoratori dipendenti che datori di lavoro. Questa visione del territorio, però, non è più adeguata per chi rappresenta chi è uscito dal processo produttivo.

Il territorio come luogo dei bisogni

La svolta nella visione del territorio si ha con le associazioni dei pensionati. In questo caso il territorio è visto come area in cui risiedono gli associati e si originano i bisogni, come insieme delle istituzioni locali chiamate a realizzare i servizi (Comuni, ULSS, IPAB, ecc.), come reti di solidarietà (associazionismo, volontariato, vicinato, ecc.) che si auto-organizzano per dare risposte laddove l'ente pubblico o il sindacato non arrivano.
Le organizzazioni dei pensionati svolgono funzioni di:
• concertazione/controllo nei confronti degli enti locali, perchè attivino i servizi sociali e sanitari di competenza e ne migliorino la qualità nell'interesse della popolazione anziana;
• erogazione diretta di servizi in materia previdenziale, fiscale, legale, del tempo libero, in collaborazione con i servizi confederali;
• promozione delle risorse e delle disponibilità volontarie presenti sul territorio per dare risposta ai bisogni emergenti.

Per svolgere queste funzioni (rappresentanza, servizi, promozione) le associazioni dei pensionati si organizzano capillarmente sul territorio, che dovrebbe essere in grado di leggere i bisogni specifici delle comunità territoriali, di dare risposte a livello individuale e collettivo, di rappresentare gli interessi degli associati presso i decisori pubblici locali.
Il territorio, quindi, è visto come:
• luogo di vita e di relazioni, in cui hanno origine i bisogni e le risposte ai bisogni;
• luogo di concertazione delle politiche sociali con gli enti locali;
• luogo del volontariato e della solidarietà.

Il territorio come luogo di concertazione istituzionale

La struttura confederale tende a vedere il territorio come luogo delle istituzioni di governo e della concertazione delle politiche di sviluppo.
Il sindacato confederale è venuto svolgendo, in questi ultimi anni, un ruolo sempre più rilevante di concertazione delle politiche pubbliche non solo a livello nazionale (lavoro, fisco, welfare), ma anche a livello locale (patti territoriali, contratti d'area ed altri strumenti di programmazione negoziata). Con il decentramento amministrativo questa funzione assumerà sempre più rilevanza anche a livello regionale.
A livello territoriale, si è venuta estendendo, con l'apporto delle organizzazioni dei pensionati, la concertazione con i Comuni e le USL sulle imposte, sui tributi, sulle tariffe dei servizi pubblici, sui servizi sociali e sanitari, sui trasporti, sulle politiche per la casa e su altre politiche di welfare.
Il ragionamento alla base di questa strategia è che il potere di acquisto dei lavoratori e dei pensionati si difende non solo con la contrattazione aziendale, ma sempre più anche concertando le politiche fiscali e di welfare. La concertazione assume come soggetti da rappresentare gli associati, in quanto cittadini e i loro bisogni nel territorio in cui vivono.
La strategia rivendicativa della struttura confederale, però, raramente è il frutto della conoscenza e della sintesi politica degli interessi degli associati, rappresentati dalle strutture di categoria, più spesso scaturisce dall'iniziativa autonoma della confederazione, laddove essa sia in grado di ottenere legittimazione politica direttamente dalle istituzioni.
Su questo terreno il rapporto con l'organizzazione dei pensionati tende spesso ad essere concorrenziale, in quanto quest'ultima rivendica un ruolo primario nella concertazione territoriale (essendo partita per prima).[1] Il rapporto con le categorie degli attivi su queste tematiche è pressoché insistente (come non riguardasse i loro associati).
In sintesi ciascuna struttura sindacale ha una visione diversa del territorio in relazione agli interessi che rappresenta e al ruolo che svolge nell'organizzazione. Manca una visione di sintesi del territorio. Quella che maggiormente vi si avvicina è la struttura confederale, ma su questo non sempre ottiene un mandato esplicito dalle strutture di categoria per contrattare o concertare in nome e per conto di tutta l'organizzazione, ovvero di tutti gli associati.
E' necessario, quindi, fare un passo in avanti verso una visione condivisa del territorio, quale dimensione con cui tutte le strutture devono confrontarsi.

Il territorio come sistema complesso

Il territorio è un sistema complesso e pluridimensionale che, per poter essere compreso, viene articolato, sotto il profilo analitico, in sottosistemi:
• il sistema socio-demografico (la popolazione residente, i flussi di immigrazione-emigrazione);
• il sistema produttivo ed occupazionale (gli insediamenti produttivi, il mercato del lavoro);
• il sistema urbanistico ed edilizio (gli insediamenti abitativi);
• il sistema della mobilità (le reti infrastrutturali, le piattaforme logistiche);
• il sistema delle comunicazioni (le reti telematiche);
• il sistema istituzionale (gli enti locali);
• il sistema dei servizi pubblici e privati (i bacini di utenza);
• il sistema culturale (l'identità e le tradizioni locali);
• il sistema delle relazioni sociali (le rete di relazioni, i mondi vitali);
• il sistema politico (le circoscrizioni elettorali, i partiti).

Questi sottosistemi nella realtà sono strettamente interconnessi, nel senso che le scelte operate in un ambito si ripercuotono in altri in modo non lineare, quindi, si pone il problema della capacità di comprendere e governare le dinamiche di relazione fra di essi.
Inoltre il territorio e il suo sviluppo vengono percepiti in modo diverso a seconda degli interessi dei vari attori in esso presenti e del sistema delle relazioni che si costruisce intorno ad essi.
Alcuni esempi.
Un territorio in cui sia presente una grande azienda si definisce in relazione ad essa, in termini funzionali rispetto ad essa. Un territorio che si configuri come distretto industriale viene definito dalle relazioni, materiali e immateriali, fra le aziende in esso presenti.

In un territorio ad elevata concentrazione urbana si avranno esigenze connesse alla mobilità in entrata e in uscita dalla città. In un territorio ad insediamento diffuso si avvertirà la necessità di adeguare la viabilità alle esigenze di mobilità di persone e merci.

La visione del territorio e degli spostamenti sarà diversa fra chi lavora in modo stanziale, in una fabbrica o in un ufficio, da chi si sposta normalmente per lavoro.

Gli interessi dei residenti non coincidono, anzi spesso confliggono, con quelli degli occupati nelle aziende di un certo territorio (che in genere risiedono altrove).

I bisogni della popolazione anziana, tendenzialmente stanziale nel territorio, sono diversi da quelli della popolazione attiva e in particolare dei giovani, che sono molto più mobili.

Il territorio è da vedere come un sistema di relazioni funzionali fra attori che hanno esigenze ed interessi diversi, in parte convergenti e in parte divergenti.
In sostanza la complessità del territorio e la varietà degli interessi postulano una capacità di regolazione politica dello sviluppo locale (la cd. governance), in termini non dirigistici ma sistemici, a partire dalla comprensione delle logiche di funzionamento dei sottosistemi e degli effetti di interazione fra di essi, dalla capacità di orientare i comportamenti degli attori sulla base di interessi e valori, in una logica di sistema aperto.
Con il decentramento amministrativo si stanno creando le condizioni istituzionali perchè la funzione di regolazione possa essere svolta a livello regionale e locale. Urge, a mio avviso, lo sviluppo di una cultura della governance, sia nelle istituzioni che nelle forze sociali.
A questo proposito quale ruolo può giocare il sindacato, nell'interesse dei propri associati e delle fasce sociali che maggiormente rappresenta?  

La centralità del territorio

Una serie di fattori sopra citati e di cambiamenti in atto inducono il sindacato nel Veneto a porre il territorio al centro della propria azione.
In questa regione, forse più che altrove, è il territorio la sede delle dinamiche produttive ed occupazionali, non più la singola azienda. E' sulle reti infrastrutturali e logistiche che si gioca la competitività di un territorio. E' sulla qualità dei servizi e dell'ambiente che si gioca l'attrattività del territorio dal punto di vista di chi vi risiede o vi si trasferisce.
L'insediamento sul territorio diviene sempre più oggetto di scelta sia da parte delle aziende che da parte delle famiglie. Ne consegue che il governo dello sviluppo del territorio, in tutti i suoi aspetti, è la condizione per mantenere-aumentare i livelli occupazionali e il potere di acquisto dei lavoratori, per migliorare i servizi e la qualità della vita dei residenti.
Altri cambiamenti, che inducono il sindacato a porre il territorio al centro della propria attenzione, sono la crescente mobilità lavorativa e la varietà delle forme contrattuali.
La mobilità lavorativa non è più solo quella subita dai lavoratori a seguito delle ristrutturazioni aziendali, ma anche quella scelta deliberatamente dagli individui alla ricerca di opportunità di sviluppo professionale e di miglioramenti economici, fenomeno diffuso particolarmente in aree ad elevata tensione occupazionale come il Veneto.
La varietà delle forme contrattuali non è più da intendersi solo come un modo per mascherare forme di lavoro subordinato (fenomeno comunque presente e diffuso), ma anche come diverso modo di concepire il lavoro, in cui si intrecciano dipendenza e autonomia, fra le quali l'individuo cerca di trovare il suo personale mix, che può variare nel tempo a seconda del momento della vita e delle esigenze, dei vincoli che gli si impongono e delle opportunità che gli si offrono.
Tutto ciò contribuisce a porre al centro sempre più il lavoratore come persona e il luogo in cui vive, rispetto al luogo di lavoro e al tipo di contratto (che variano nel tempo). Dal punto di vista dell'organizzazione sindacale, si rende sempre più necessario agganciare l'associato nel luogo in cui vive e non solo nel luogo in cui lavora e attrezzarsi per seguirlo nel tempo, nel suo itinerario di sviluppo professionale.
Il denominatore comune degli associati, a questo punto, non è più necessariamente il contratto di lavoro (già oggi più del 50% di essi non ha un contratto, i pensionati), ma il patto che essi stipulano con l'associazione per avere un punto di riferimento fiduciario per tutti i problemi, individuali e collettivi.
Da tutte le nostre ricerche emerge in modo netto che il punto di partenza del rapporto associativo è costituito sempre più dai servizi (questo vale anche per gli attivi). Sta all'associazione costruire una relazione di fiducia e un'identità collettiva, in base alla quale svolgere la funzione di rappresentanza degli interessi in tutte le sedi ove si prendano decisioni rilevanti per gli associati.
La concertazione territoriale diventa allora una funzione fondamentale del sindacato nel suo insieme, sia come programmazione negoziata, con i governi locali e le associazioni di categoria, delle azioni che favoriscono lo sviluppo economico ed occupazionale dell'area, sia come concertazione delle politiche fiscali e di welfare a livello locale per tutelare il potere d'acquisto e la qualità della vita.
In questa prospettiva si pone un interrogativo fondamentale: qual è il luogo in cui si produce l'identità collettiva e il senso di appartenenza all'organizzazione?
La risposta non è univoca, in quanto i luoghi di produzione dell'identità, a mio avviso, tenderanno a diversificarsi: il luogo di lavoro continuerà ad esserlo laddove ve ne saranno le condizioni oggettive (la dimensione aziendale) e soggettive (la presenza del sindacato); il territorio lo diventerà se il sindacato saprà attrezzarsi per rilevare i bisogni individuali e trasformarli in domanda sociale, facendo leva sull'identità territoriale ed operando una selezione rispetto ai propri valori di riferimento.
A questo fine serve un'organizzazione sindacale in grado di produrre e integrare le conoscenze sulle dinamiche del territorio, sulle quali basare la propria azione coordinata di rappresentanza degli interessi.
Il limite strutturale dell'attuale organizzazione sindacale è che le conoscenze (parziali) sul territorio restano confinate nelle singole strutture di categoria e di servizio, e non vengono messe in circolo nell'organizzazione ai fini di una mappatura delle dinamiche del territorio. Se si potessero mettere assieme tutte le informazioni in possesso degli operatori sindacali sulle aziende e sulle dinamiche dei vari comparti, e quelle degli operatori dei servizi sindacali sui bisogni e sulle domande individuali che rilevano quotidianamente, cioè i diversi punti di osservazione del territorio di riferimento, si arriverebbe a comporre un quadro denso di significati e di implicazioni[2], che potrebbe costituire la condizione per un'incisiva (e non generica) azione di rappresentanza confederale. In altri termini, per intervenire sulle dinamiche dello sviluppo locale è necessario che il sindacato sviluppi una forte capacità di apprendimento in quanto sistema organizzativo.
In conclusione il territorio è un problema di tutti, non solo della struttura confederale o dei pensionati. E' sul territorio che si giocano le partite fondamentali dello sviluppo, con le conseguenti ricadute sull'occupazione, sul potere d'acquisto, sulla disponibilità di servizi e sulla qualità della vita.
A fronte del crescente grado di interconnesione nell'ambiente esterno (locale e globale), l'organizzazione sindacale è chiamata ad aumentare il proprio grado di integrazione e di flessibilità interna, cioè ad utilizzare tutte le proprie risorse di conoscenza in modo flessibile a seconda dei problemi da affrontare, superando le rigidità e i ritualismi che oggi ne caratterizzano la struttura e i comportamenti. Se questo non si verifica il sindacato corre il rischio di essere spiazzato dallo spostamento del baricentro dello sviluppo dalla fabbrica al territorio e di restare ai margini dei processi decisionali.

[1] A onor del vero, va detto che in molti casi la confederazione delega in toto la concertazione territoriale ai pensionati. In questo caso, però, il confronto con gli enti locai tende a rimanere circoscritto alle politiche sociali e non comprende le politiche di sviluppo del territorio.

[2] Questa azione viene in parte già svolta dagli istituti di ricerca del sindacato nel Veneto, Fondazione Corazzin e IRES, ma gli studi e le ricerche prodotti (in genere apprezzati anche dalle associazioni imprenditoriali) spesso restano a margine dei processi di decisione politica.

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